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Cassazione Civile, Sez. VI (Ord.), 27.02.2012, n. 2986: E' inammissibile il ricorso per cassazione avverso il decreto in tema di revoca dell'amministratore di condominio ai sensi dell'art. 1129 cod. civ.

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Categoria Revoca

Presidente Dott. Goldoni Umberto, Relatore Dott. Manna Felice

E' inammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con il quale la corte di appello provvede sul reclamo avverso il decreto del tribunale in tema di revoca dell'amministratore di condominio ai sensi dell'art. 1129 cod. civ. e art. 64 disp. att. cod. civ., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione che, pur incidendo sul rapporto di mandato tra condomini ed amministratore, non ha carattere decisorio, non precludendo la richiesta di tutela giurisdizionale piena, in un ordinario giudizio contenzioso, del diritto su cui il provvedimento incide; tutela che, per l'amministratore eventualmente revocato, non potrà essere in forma specifica, ma soltanto risarcitoria o per equivalente (non esistendo un diritto dell'amministratore alla stabilità dell'incarico, attesa la revocabilità in ogni tempo, in base all'art. 1129 c.c., comma 2), onde la diversità dell'oggetto e delle finalità del procedimento camerale e di quello ordinario, unitamente alla diversità delle rispettive causae petendi, così come impedisce di attribuire efficacia vincolante al provvedimento camerale nel giudizio ordinario, del pari non consente di ritenere che il giudizio ordinario si risolva in un sindacato del provvedimento camerale.

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO - MOTIVI DELLA DECISIONE

Il consigliere relatore nominato ex art. 377 c.p.c. ha depositato la seguente relazione ai sensi degli artt. 380-bis e 375 c.p.c.:

1. - I.S. reclamava innanzi alla Corte d'appello di Firenze il decreto con il quale il Tribunale di Lucca aveva respinto la sua domanda di revoca, ai sensi dell'art. 1129 c.c., di B.A. dalla carica di amministratore del condominio di via (...).

Resisteva B.A..

La Corte d'appello di Firenze, ritenendo infondate le inadempienze gestionali denunciate dallo I., rigettava il reclamo, ponendo le spese del grado a carico del reclamante.

2. - Per la cassazione di tale provvedimento I.S. propone ricorso straordinario per cassazione, ex art. 111 Cost., articolato in dodici punti.

2.1. - Resiste con controricorso B.A..

3. - Il primo punto di ricorso non contiene, in realtà, censure al provvedimento impugnato, ma illustra la ricorribilità di quest'ultimo, ai sensi dell'art. 111 Cost., proponendo - nella consapevolezza del precedente di Cass. S.U. n. 20957/04 - una revisione dell'indirizzo contrario espresso da questa Corte, atteso che in base all'art. 13 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo, ad ogni cittadino deve essere riconosciuto il diritto di accedere a mezzi di ricorso effettivi e non virtuali, che rivestano un grado sufficiente di certezza.

3.1. - Analogamente privo di censure è il secondo punto, che contiene l'esposizione sommaria "degli atti di causa".

3.2. - I motivi di ricorso deducono, nell'ordine:

a) la falsa applicazione degli artt. 345, 737 e 738 c.p.c. in connessione con il vizio di omessa motivazione su fatti controversi e decisivi;

b) la falsa e/o contraddittoria applicazione dei principi del processo di cognizione ad un processo di volontaria giurisdizione, in relazione all'art. 1129 c.c. e art. 345 c.p.c., nonchè il vizio motivazionale;

c) la violazione o falsa applicazione dell'art. 1710 c.c.;

d) la violazione o falsa applicazione dell'art. 1129 c.c. ed altro vizio di motivazione;

e) la violazione o falsa applicazione dell'art. 130 c.c. con riferimento all'art. 6 della CEDU;

f) la violazione del protocollo n. 1 della CEDU in materia di diritto di proprietà;

g) la violazione dell'art. 13 della CEDU;

h) l'omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione con riferimento all'art. 129 c.c., prospettando profili d'incostituzionalità della stessa norma;

i) la violazione o falsa applicazione degli artt. 2 e 3 codice del consumo;

l) la violazione e falsa applicazione dell'art. 91 c.p.c., non applicabile ad un procedimento che, come quello di cui all'art. 129 c.c., ha natura di volontaria giurisdizione.

4. - Il ricorso è inammissibile, salvo che per il capo di condanna alle spese.

4.1. - La giurisprudenza di questa Corte - come del resto la stessa parte ricorrente mostra di essere consapevole - è consolidata nel ritenere inammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con il quale la corte di appello provvede sul reclamo avverso il decreto del tribunale in tema di revoca dell'amministratore di condominio ai sensi dell'art. 1129 cod. civ. e art. 64 disp. att. cod. civ., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione (sostitutivo della volontà assembleare, per l'esigenza di assicurare una rapida ed efficace tutela dell'interesse alla corretta gestione dell'amministrazione condominiale in ipotesi tipiche - contemplate dall'art. 1129 cit. - di compromissione della stessa) che, pur incidendo sul rapporto di mandato tra condomini ed amministratore, non ha carattere decisorio, non precludendo la richiesta di tutela giurisdizionale piena, in un ordinario giudizio contenzioso, del diritto su cui il provvedimento incide; tutela che, per l'amministratore eventualmente revocato, non potrà essere in forma specifica, ma soltanto risarcitoria o per equivalente (non esistendo un diritto dell'amministratore alla stabilità dell'incarico, attesa la revocabilità in ogni tempo, in base all'art. 1129 c.c., comma 2), onde la diversità dell'oggetto e delle finalità del procedimento camerale e di quello ordinario, unitamente alla diversità delle rispettive causae petendi, così come impedisce di attribuire efficacia vincolante al provvedimento camerale nel giudizio ordinario, del pari non consente di ritenere che il giudizio ordinario si risolva in un sindacato del provvedimento camerale.

E' viceversa ammissibile il ricorso per cassazione avverso la statuizione, contenuta nel provvedimento, relativa alla condanna alle spese del procedimento, la quale, inerendo a posizioni giuridiche soggettive di debito e credito discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo rispetto a quello in esito al cui esame è stata adottata, ha i connotati della decisione giurisdizionale e l'attitudine al passaggio in giudicato indipendentemente dalle caratteristiche del provvedimento cui accede (Cass. S.U. n.20957/04, nonchè Cass. nn. 8085/05, 25928/05 e 14524/11),

4.1.1. -Le ragioni addotte dal ricorrente in senso contrario sono del tutto inidonee a indurre ripensamenti in materia.

L'art. 13 della CEDU, nello stabilire che ogni persona i cui diritti e libertà riconosciuti nella Convenzione stessa siano violati ha diritto di presentare un ricorso avanti ad una magistratura nazionale, non implica affatto che gli Stati debbano sempre e in ogni caso accordare la tutela giurisdizionale fino al livello del rimedio di legittimità.

Il principio di effettività posto da tale norma, infatti, è stato sempre interpretato dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nel senso che l'art. 13 della Convenzione garantisce l'esistenza nel diritto interno di un ricorso che permetta di far valere i diritti e le libertà con la stessa efficacia con cui questi possono conseguire tutela dinanzi alla Corte medesima, e che, di conseguenza, esso esige un ricorso interno che consenta all'istanza nazionale competente di conoscere il contenuto della doglianza fondata sulla Convenzione e, in più, di offrire il risarcimento appropriato nei casi che lo meritino (v. Ber tossi e Martinelli c/ Italia, n. 62158 del 5 luglio 2007, e le altre pronunce ivi richiamate).

Le garanzie previste dalla Convenzione impongono allo Stato, pertanto, l'obbligo di predisporre forme di ricorso interno il cui contenuto di protezione non sia puramente dichiarativo, nè ad ogni modo inferiore a quello che la stessa Corte di giustizia CEDU accorderebbe se adita direttamente; ma in tale sua accezione il principio di effettività non impone affatto di riconoscere a qualsiasi pretesa, in aggiunta all'istanza di merito, anche quella di legittimità, la cui funzione ordinamentale non consiste nel tutelare lo ius litigatoris, attribuendo al singolo ulteriori chance di verifica delle condizioni di fondatezza alla sua pretesa, ma di garantire l'ius constitutionis, cioè la nomofilachia e con essa l'uniformità dell'interpretazione giurisprudenziale.

4.1.2. - Ciò posto, va ulteriormente osservato che la previsione di due gradi di giudizio di merito, il secondo in funzione di controllo e di revisione critica del primo, costituisca una forma di tutela effettiva e, per di più, particolarmente incisiva, potendo condurre, in caso di accoglimento, al soddisfacimento (nel caso in esame informa specifica) del diritto del soggetto ricorrente.

4.2. - L'inammissibilità del ricorso assorbe l'esame di ogni censura, ad eccezione di quella inerente al capo di condanna alle spese, che per il medesimo citato precedente delle S. U. di questa Corte è suscettibile di ricorso straordinario per cassazione.

Il motivo, tuttavia, basandosi a sua volta sull'inammissibilità dello stesso regolamento delle spese effettuato dal giudice di merito, è infondato.

La medesima Cass. S.V. n. 2095 7/04 innanzi richiamata, nello stabilire l'ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost. avverso il capo di condanna alle spese, ritenne corretta - e dunque di necessità ammissibile - l'applicazione dell'art. 91 c.p.c. a carico del condomino istante risultato soccombente nel procedimento di merito. Principio cui le sezioni semplici hanno dato continuità, osservando che l'art. 91 c.p.c. si riferisce ad ogni processo, senza distinzioni di natura e di rito e che il termine "sentenza" è usato in tale norma nell'accezione di provvedimento che, nel risolvere contrapposte posizioni, chiude il procedimento stesso innanzi al Giudice che lo emette, e dunque anche se tale provvedimento sia emesso nella forma dell'ordinanza o del decreto (cfr. Cass. n. 147 42/06 e, in materia di ricorso ex art. 26 legge fall., Cass. n. 19979/08).

5 .- Per le considerazioni svolte, si propone la decisione del ricorso con ordinanza, ai sensi dell'art. 375 c.p.c., n. 5.

Il Collegio condivide la relazione, atteso che la memoria depositata dalla parte ricorrente non apporta alcun valido argomento per mutare l'indirizzo di questa Corte in materia, così come espresso dalle S.U., limitandosi a reiterare le ragioni già sopra confutate in punto di inammissibilità del ricorso.

In sede di discussione orale il difensore del ricorrente ha invocato a proprio favore il precedente CEDU del caso Bertossi e Martinelli c/ Italia, n. 62158 del 5 luglio 2007.

Ma tale precedente, per altro verso richiamato nella stessa relazione, nella parte in cui esclude la fondatezza dell'eccezione di mancato esaurimento delle vie interne di ricorso solo per i ricorsi successivi al revirement di Cass. S.U. n, 1340/04 (ritenendo che quest'ultimo non potesse più essere ignorato a partire dal 26 luglio 2004), non autorizza certo a ritenere che, esaurendosi la tutela interna per i ricorsi ex lege n. 89 del 2001 (cd. legge Pinto) solo con la proposizione del (o la rinuncia al) ricorso per cassazione, quest'ultimo sia o debba essere per ciò stesso ammissibile anche in ogni altro procedimento camerale; e dunque non è dato di comprendere in cosa tale decisione della Corte di Bruxelles autorizzerebbe a ritenere fondata la pretesa di parte ricorrente.

In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile in punto di ricorribilità del capo relativo alla decisione sulla domanda ex art. 129 c.c., e rigettato quanto alla censura avente ad oggetto il regolamento delle spese.

Le spese di questo giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza del ricorrente.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, salvo che per il motivo inerente alle spese, che rigetta, e condanna il ricorrente al pagamento delle spese in favore della parte controricorrente, spese che liquida in Euro 2.700,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre spese generali di studio, IVA e CPA come per legge.

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