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Tribunale Roma, Sez. VIII (Sent.), 03.01.2012: Differenza tra garanzia dell'appaltatore e inadempimento contrattuale

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Categoria In generale

Giudice Unico, dott.ssa Daniela Gaetano

Le disposizioni speciali in tema di inadempimento del contratto di appalto (art. 1667, 1668, 1669 cod. civ.) integrano, ma non escludono i principi generali in tema di inadempimento contrattuale, che sono applicabili quando non ricorrano i presupposti delle norme speciali, nel senso che la comune responsabilità dell'appaltatore ex art. 1453 e 1455 cod. civ. sorge allorquando egli non esegue integralmente l'opera o, se l'ha eseguita, si rifiuta di consegnarla o vi procede con ritardo rispetto al termine di esecuzione pattuito, mentre la differente responsabilità dell'appaltatore inerente alla garanzia per vizi o difformità dell'opera, previste dagli artt. 1667 e 1668 cod. civ., ricorre quando il suddetto ha consegnato un'opera completa ma affetta da vizi o non conforme e così ha violato le prescrizioni pattuite per l'esecuzione dell'opera o le regole imposte dalla tecnica. Pertanto, in caso di omesso completamento dell'opera (anche se questa, per la parte eseguita, risulti difettosa o difforme), non è consentito, al fine di accertare la responsabilità dell'appaltatore, per inesatto adempimento, far ricorso alla disciplina della suindicata garanzia, che richiede necessariamente il totale compimento dell'opera.

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato nel febbraio 2007, il Condominio di Via C.S. n. 22 in Roma esponeva che, con contratto di appalto in data 2.7.2002, aveva commissionato alla Restauri E. S.r.l. l'esecuzione dei lavori di pavimentazione del terrazzo di copertura dei locali commerciali in Via B. n. 333 e n. 347, compresi nel medesimo Condominio e che, nei mesi di settembre e ottobre 2006, si erano verificate infiltrazioni d'acqua nelle pensiline di tali negozi e, nonostante la richiesta di un intervento idoneo a rimuovere tale situazione, contenuta nella missiva in data 17.10.2006, la società appaltatrice non aveva eseguito alcun lavoro ed erano risultati vani i tentativi di bonario componimento della controversia; che si intendeva far valere la responsabilità dell'appaltatore ex art. 1669 c.c. e art. 13 del contratto, in base a cui la società appaltatrice aveva garantito le opere per dieci anni; tutto ciò premesso, il Condominio attore conveniva in giudizio la Restauri E. Z. S.r.l. dinanzi al Tribunale di Roma, per sentirla condannare all'eliminazione del pregiudizio lamentato ovvero al risarcimento del danno nella misura di Euro 5.000,00.

La Restauri E. Z. S.r.l., costituitasi in giudizio, eccepiva la genericità ed indeterminatezza delle enunciazioni svolte dalla controparte e la nullità dell'atto di citazione, in quanto privo di elementi di riscontro idonei a dimostrare l'esistenza del pregiudizio lamentato e la riferibilità delle infiltrazioni ai lavori oggetto del contratto di appalto.

La convenuta contestava gli assunti di controparte, esponendo che in data 27.3.2003 era stato redatto il verbale di collaudo dei lavori commissionati con il contratto di appalto de quo, contenente l'attestazione di conformità tecnica e di avvenuta esecuzione delle opere e il direttore dei lavori, con la missiva in data 1.9.2003, indirizzata all'amministratore del Condominio, aveva autorizzato il pagamento del prezzo; eccepiva la tardività della denuncia dei lamentati vizi rispetto ai termini di cui all'art. 1667 c.c. assumendo che la condanna al risarcimento del danno per equivalente andava considerata subordinata all'altra inerente al risarcimento in forma specifica.

La società convenuta invocava la declaratoria di nullità dell'atto introduttivo del giudizio e il rigetto della relativa domanda.

Assegnati i termini di cui all'art. 183, comma 6, c.p.c., prodotta documentazione e svolta consulenza tecnica d'ufficio, all'udienza del 10.6.2011 le parti precisavano le conclusioni trascritte in epigrafe e la causa passava in decisione, previa fissazione dei termini ex art. 190 c.p.c., indicati in complessivi ottanta giorni.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va, anzitutto, esclusa la nullità dell'atto introduttivo del giudizio, il cui contenuto è idoneo ad individuare gli elementi di fatto e di diritto enunciati dal Condominio e posti a fondamento della relativa domanda, la cui formulazione volta a conseguire il risarcimento del danno in forma specifica ovvero per equivalente deve intendersi espressa in via alternativa (cfr. Cass. 2.7.2010, n. 15726).

La domanda proposta dal Condominio è fondata e va accolta.

Con il contratto in data 2.7.2002 (documento n. 1 del fascicolo di parte attrice) è stato affidato alla società convenuta l'appalto per l'esecuzione dei lavori di pavimentazione del terrazzo di copertura dei locali commerciali siti in Roma, Via B. n. 333 e n. 367, compresi nel medesimo Condominio, al prezzo indicato a corpo, pari ad Euro 15.000,00 al netto dell'imposta I.V.A., lavori commissionati ed eseguiti per la rimozione della pavimentazione esistente ed il rifacimento della stessa.

Rispondendo alla prima parte del quesito formulato, inerente all'accertamento della sussistenza dei lamentati vizi delle opere, il consulente tecnico d'ufficio ha concluso indicando che "sussistono le problematiche lamentate dalla parte attrice" (pagina n. 8 della relazione peritale d'ufficio depositata in cancelleria il 30.7.2009). Attraverso il sopralluogo eseguito, l'ausiliario d'ufficio ha accertato, in relazione al solaio che funge da pensilina dei sottostanti locali a destinazione commerciale, che "Lungo tutto il frontalino della predetta pensilina, anche relativamente a quello adiacente ad un'area verde, sono presenti cavillature della tinteggiatura e di alcune porzioni del sottostante intonaco con distacchi, in alcune zone molto evidenti, di porzioni della tinteggiatura e del sottostante intonaco. Inoltre, lungo alcune porzioni del predetto frontalino e della parte intradossale della pensilina, sono presenti gli effetti legati a fenomeni di percolazione d'acqua (ammaloramento delle tinteggiature), vedi allegato 5, da foto 28 a foto 61." (così alle pagine n. 7 e 8 della predetta relazione peritale).

Nell'indicata situazione, che risulta evidente anche in base alla documentazione fotografica allegata alla precitata relazione tecnica, va disattesa l'ulteriore parte delle conclusioni riferite dall'ausiliario, nella parte in cui il medesimo, senza aver eseguito alcun esperimento di funzionalità dei dispositivi di smaltimento o contenimento delle acque inerente al terrazzo in cui sono state svolti i lavori in parola, ha attribuito la causa delle infiltrazioni di acqua evidenziate nel testo precitato al "difettoso/insufficiente" funzionamento di tale impianto, escludendone la riconducibilità all'inesatto adempimento della attuale società convenuta al contratto di appalto, ma senza aver accertato l'oggettiva riconducibilità a quest'ultimo.

Al riguardo, si rileva che la prova testimoniale articolata dalla società convenuta entro il termine di cui all'art. 183, comma VI, n. 2, c.p.c. non sarebbe stata ritenuta ammissibile, in quanto i capitoli contengono valutazioni relative alla conformità delle opere in discorso alla regola d'arte (capitoli n. a, b, f, g), circostanze negative in ordine ai lamentati vizi (capitolo e) e risultano irrilevanti, in riferimento alla consegna delle opere ed al pagamento del prezzo, non trattandosi di inconvenienti suscettibili di immediato riscontro.

E' mancata la prova del completo ed esatto adempimento a regola d'arte, che incombeva sulla società appaltatrice.

Al riguardo, come ha chiarito il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità: "In tema di prova dell'inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l'adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell'onere della prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento, ed eguale criterio di riparto dell'onere della prova deve ritenersi applicabile al caso in cui il debitore convenuto per l'adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno si avvalga dell'eccezione di inadempimento ex art. 1460 (risultando, in tal caso, invertiti i ruoli delle parti in lite, poiché il debitore eccipiente si limiterà ad allegare l'altrui inadempimento, ed il creditore agente dovrà dimostrare il proprio adempimento, ovvero la non ancora intervenuta scadenza dell'obbligazione).

Anche nel caso in cui sia dedotto non l'inadempimento dell'obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell'obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto, esatto adempimento. (Nell'affermare il principio di diritto che precede, le SS.UU. della Corte hanno ulteriormente precisato che esso trova un limite nell'ipotesi di inadempimento delle obbligazioni negative, nel qual caso la prova dell'inadempimento stesso è sempre a carico del creditore, anche nel caso in cui agisca per l'adempimento e non per la risoluzione o il risarcimento)." (Cass., S.U., sentenza 30.10.2001, n. 13533, in Archivio C.E.D. della Corte di Cassazione, Rv. 549956, conf. Cass. sent. 28.1.2002, n. 982; 25.9.2002, n. 13925; 21.2.2003, n. 2647; 9.2.2004, n. 2387; 12.4.2006, n. 8615; 19.4.2007, n. 9351; 11.11.2008, n. 26953; 3.7.2009, n. 15677; 20.1.2010, n. 936) ed, inoltre, è stato affermato che: "Le disposizioni speciali in tema di inadempimento del contratto di appalto (art. 1667, 1668, 1669 cod. civ.) integrano, ma non escludono i principi generali in tema di inadempimento contrattuale, che sono applicabili quando non ricorrano i presupposti delle norme speciali, nel senso che la comune responsabilità dell'appaltatore ex art. 1453 e 1455 cod. civ. sorge allorquando egli non esegue integralmente l'opera o, se l'ha eseguita, si rifiuta di consegnarla o vi procede con ritardo rispetto al termine di esecuzione pattuito, mentre la differente responsabilità dell'appaltatore inerente alla garanzia per vizi o difformità dell'opera, previste dagli artt. 1667 e 1668 cod. civ., ricorre quando il suddetto ha consegnato un'opera completa ma affetta da vizi o non conforme e così ha violato le prescrizioni pattuite per l'esecuzione dell'opera o le regole imposte dalla tecnica. Pertanto, in caso di omesso completamento dell'opera (anche se questa, per la parte eseguita, risulti difettosa o difforme), non è consentito, al fine di accertare la responsabilità dell'appaltatore, per inesatto adempimento, far ricorso alla disciplina della suindicata garanzia, che richiede necessariamente il totale compimento dell'opera." (Cass., Sez. 2, Sentenza n. 11950 del 15/12/1990, in Archivio C.E.D. della Corte di Cassazione, Rv. 470167; conf. Cass. sentenze n. 2573/1983; 49/1988; 7364/1996; 10255/1998; 14239/1999; 3302/2006; 8103/2006; 9863/2000; 9849/2003; 3302/2006).

Si sarebbe configurata la tempestività della denuncia dei vizi, in ragione della loro natura comportante distacchi di parte dell'intonaco, anche nel caso dell'omessa previsione della clausola n. 13, atteso che: "Nel contratto di appalto il termine per la denuncia dei vizi e delle difformità dell'opera ai sensi dell'art. 1667 c.c., nel caso in cui il committente sia un condominio, decorre dal momento in cui l'amministratore abbia acquisito un apprezzabile grado di conoscenza obiettiva della gravità dei difetti e della loro derivazione causale dalla imperfetta esecuzione dell'opera e non dal giorno in cui l'amministratore ne renda edotti i condomini in sede assembleare, posto che rientra fra i poteri dell'amministrazione il compimento degli atti conservativi di diritti inerenti alle parti comuni dell'edificio, per cui è da tale momento che il condominio in persona dell'amministratore che lo rappresenta è posto in grado di agire per far valere la garanzia." (Cass., Sez. 2, sentenza n. 4619 del 18.5.1996, ivi, Rv. 497684; conf. Cass. 985/2002; 4950/2010).

La Corte di Cassazione "con giurisprudenza consolidata, ha affermato che il termine per la denunzia dei vizi non inizia a decorrere finché il committente non abbia conoscenza sicura dei difetti dell'opera e tale consapevolezza non può ritenersi raggiunta sino a quando non si sia manifestata la gravità dei difetti medesimi e non si sia acquisita, in ragione degli effettuati accertamenti tecnici, la piena comprensione del fenomeno e la chiara individuazione ed imputazione delle sue cause, non potendosi onerare il danneggiato della proposizione di azioni generiche a carattere esplorativo (ex plurimis: Cass. 11740/03/; 4622/02)." (Cass. sentenza n. 1463 del 2008; cfr. Cass. 29.9.2009, n. 20853).

In particolare, il Condominio ha agito entro il termine previsto dall'art. 13 del contratto di appalto riferito a Garanzie e responsabilità dell'appaltatore che prevede: "L'appaltatore garantisce per la durata di anni 10 (dieci) tutte le opere dell'appalto. Garantisce inoltre l'esecuzione a regola d'arte delle opere oggetto del presente contratto per vizi e difformità. La garanzia decorrerà dalla data di consegna ed accettazione delle opere ultimate, previo collaudo." Questa clausola ha comportato l'assunzione dell'obbligazione contrattuale della società appaltatrice di eliminare i vizi dell'opera de qua, con l'insorgenza di un onere di garanzia priva della previsione di alcun onere di preventiva denuncia, svincolata dai termini di decadenza e di prescrizione di cui all'art. 1667 c.c. e soggetta al termine prescrizionale di dieci anni e non qualificabile come responsabilità per rovina e difetti di cose immobili prevista dall'art. 1669 c.c., fattispecie quest'ultima che "pur presupponendo un rapporto contrattuale, si configura come responsabilità extracontrattuale di ordine pubblico" (Cass., Sez. I, 15.7.1996, n. 6393).

Attesa la natura e l'entità dei lamentati vizi, che hanno inciso sensibilmente sulla struttura e funzionalità dell'opera, commisurati all'entità dei lavori commissionati ed al relativo corrispettivo, si reputa congrua la liquidazione del risarcimento del danno nell'importo di Euro 5.000,00, comprensivo della rivalutazione monetaria dal fatto all'attualità in base agli indici Istat, importo a cui accedono gli interessi al saggio legale dalla domanda giudiziale al saldo.

Le spese processuali seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo; le spese relative alla c.t.u. - liquidate con il decreto in data 18-24.8.2009 - vanno poste a definitivo carico della parte convenuta.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza o domanda, eccezione e deduzione, accoglie la domanda di cui all'atto introduttivo del giudizio e, per l'effetto, condanna la Restauri E. Z. S.r.l., in persona del legale rappresentante, al pagamento della somma di Euro 5.000,00 oltre interessi legali dalla domanda al saldo, a titolo di risarcimento del danno, nonché al pagamento della somma di Euro 2.800,00 - di cui Euro 86,58 per anticipazioni ed Euro 1.005,00 per diritti - a titolo di spese processuali, oltre I.V.A., C.P.A. e rimborso spese generali come per legge; pone a definitivo carico della società convenuta le spese inerenti alla c.t.u. liquidate con decreto reso in atti il 18-24.8.2009.

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