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Cassazione Civile, Sez. VI (Ord.), 06.06.2012, n. 9132: In caso di recesso del committente l'obbligo indennitario è costituito dall'utile netto che l'appaltatore avrebbe potuto ricavare dal completamento dell'opera

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Presidente Dott. Goldoni Umberto, Relatore Dott. Matera Lina

In caso di recesso del committente ex art. 1671 c.c., l'obbligo indennitario gravante sul medesimo è costituito dall'utile netto che l'appaltatore avrebbe potuto ricavare dal completamento dell'opera in riferimento ai lavori rimasti ineseguiti; e ciò in quanto i lavori già eseguiti devono essere pagati integralmente dal committente in base ai prezzi pattuiti, già comprensivi del guadagno dell'appaltatore.

Pertanto, qualora il recesso avvenga prima dell'inizio dei lavori, il mancato guadagno si estende a tutto l'utile che l'appaltatore avrebbe ritratto dall'esecuzione dell'intera opera, ed è costituito dalla differenza tra il prezzo globale dell'appalto contrattualmente stabilito e le spese (non ancora sostenute e, quindi, non indennizzabili autonomamente ai sensi dell'art. 1671 c.c.) che si sarebbero rese necessarie per l'esecuzione dei lavori.

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il relatore della Sezione ha depositato in Cancelleria la seguente relazione, ai sensi dell'art 380 bis c.p.c.:

1) Con atto di citazione notificato il 20-10-2005 la Fratelli M. s.n.c. conveniva dinanzi al Giudice di Pace di Lecco C.C. C., deducendo di avere stipulato con quest'ultimo un contratto di appalto relativo alla posa di pavimenti e rivestimenti presso un immobile in (...).

Ciò posto e atteso che il convenuto aveva annullato gli ordini, l'attrice chiedeva che, accertato l'avvenuto recesso del committente ex art. 1671 c.c. ovvero, in subordine, l'avvenuta risoluzione del contratto per inadempimento della controparte, venisse pronunciata la condanna del C. al risarcimento del pregiudizio subito.

Con sentenza del 23-12-2006 il Giudice di Pace di Lecco condannava il convenuto al pagamento in favore della società istante della somma di Euro 737,11, oltre rivalutazione ed interessi.

Avverso tale decisione proponeva appello il C..

Con sentenza depositata il 7-4-2010 il Tribunale di Lecco, in parziale riforma della decisione di primo grado, condannava il convenuto al pagamento in favore dell'attrice della sola somma di Euro 400,00, oltre rivalutazione ed interessi, a rimborso del costo di un rosone ordinato su richiesta del C..

In motivazione, il giudice del gravame, nel dare atto che il committente aveva esercitato il recesso dal contratto di appalto, ai sensi dell'art. 1671 c.c., rilevava che, non avendo la società appaltatrice dato inizio all'opera, in favore della stessa non poteva essere riconosciuto alcun indennizzo a titolo di mancato guadagno, consistendo tale voce nella differenza tra il prezzo contrattuale di appalto e il costo delle opere eseguite.

Per la cassazione di tale sentenza ricorre la Fratelli M. s.n.c., in persona del legale rappresentante M.G., sulla base di un unico motivo.

L'intimata non ha svolto attività difensive.

2) Con l'unico motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 1371 c.c., per avere il giudice di appello negato il diritto dell'appaltatore, in caso di recesso del committente, ad ottenere il ristoro del mancato guadagno nell'ipotesi in cui l'esecuzione del contratto non sia avvenuta, nemmeno in parte.

3) Il motivo è manifestamente fondato.

L'art. 1671 c.c. attribuisce al committente il diritto di recedere dal contratto di appalto anche se è stata iniziata l'esecuzione dell'opera, purchè tenga indenne l'appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno.

La chiara formulazione della norma in esame non lascia adito a dubbi di sorta circa il fatto che il recesso possa essere esercitato dal committente, ad nutum e senza necessità di giustificazione, in qualunque momento posteriore alla conclusione del contratto e, quindi, anche se l'opera non sia stata ancora iniziata.

Quanto all'oggetto dell'obbligo indennitario gravante sul committente che recede dal contratto, si osserva, in particolare, che il mancato guadagno è costituito dall'utile netto che l'appaltatore avrebbe potuto ricavare dal completamento dell'opera in riferimento ai lavori rimasti ineseguiti; e ciò in quanto i lavori già eseguiti devono essere pagati integralmente dal committente in base ai prezzi pattuiti, già comprensivi del guadagno dell'appaltatore.

Pertanto, qualora il recesso avvenga prima dell'inizio dei lavori, il mancato guadagno si estende a tutto l'utile che l'appaltatore avrebbe ritratto dall'esecuzione dell'intera opera (Cass. 21-1-1942 n. 192), ed è costituito dalla differenza tra il prezzo globale dell'appalto contrattualmente stabilito e le spese (non ancora sostenute e, quindi, non indennizzabili autonomamente ai sensi dell'art. 1671 c.c.) che si sarebbero rese necessarie per l'esecuzione dei lavori.

Ovviamente, nell'ipotesi di recesso unilaterale del committente dal contratto, grava sull'appaltatore che chiede di essere indennizzato del mancato guadagno l'onere di dimostrare quale sarebbe stato il guadagno da lui conseguibile con l'esecuzione delle opere appaltate (differenza tra prezzo di appalto e costo delle stesse), restando salva per il committente la facoltà di provare che l'interruzione dell'appalto non ha impedito all'appaltatore di realizzare guadagni sostitutivi ovvero gli ha procurato vantaggi diversi (Cass. 9-5-1966 n. 1189; per la seconda parte v. anche Cass. 8-1-2003 n. 77, relativa proprio ad una ipotesi di recesso esercitato dal committente prima dell'inizio dei lavori).

Nella specie, la Corte di Appello non si è attenuta agli enunciati principi, in quanto, in base ad una non condivisibile interpretazione restrittiva della nozione di mancato guadagno, ha escluso che, nell'ipotesi in cui il committente receda dal contratto prima dell'inizio dei lavori, all'appaltatore possa competere un indennizzo per tale voce.

La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti costituite.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il Collegio, intendendo ribadire la validità dei principi di diritto innanzi enunciati, condivide le argomentazioni svolte e la proposta di decisione contenuta nelle relazione, alla quale non sono stati mossi rilievi critici.

Il ricorso, pertanto, deve essere accolto, e la sentenza impugnata va cassata con rinvio al Tribunale di Lecco in diversa composizione, il quale provvederà sulle spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente grado di giudizio, al Tribunale di Lecco in diversa composizione.

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Pubblicato in Recesso del committente