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Giovedì, 02 Maggio 2013 16:03

Studi associati o parenti che lavorano in ufficio: obbligo di DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) dal 1° giugno 2013?

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Sicurezza sul lavoro degli uffici e negli studi professionali dove siano impiegati lavoratori, oltre al titolare. Il 31 maggio 2013 – come ha spiegato la lettera ministeriale del 31 gennaio 2013 – scade la proroga della validità dell’autocertificazione di valutazione dei rischi per le aziende che occupano fino a dieci lavoratori. Quindi, salve sempre possibili ulteriori proroghe dell’ultimo minuto, dal 1° giugno il DVR (documento di valutazione dei rischi) sarà obbligatorio per tutti gli uffici e gli studi professionali con presenza di almeno un lavoratore come definito all’art.2 comma 1 lettera a del d.lgs. 81/2008.

Questa definizione è così importante che deve essere riportata per esteso: è lavoratore la “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell'ente stesso; l'associato in partecipazione (degli utili – ndr) di cui all'articolo 2549, e seguenti del codice civile; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all'articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l'allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l'allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni”.

Chi rientra in questa definizione fa del suo datore di lavoro soggetto obbligato alla redazione di DVR dal 1° giugno 2013. Approfondiamo due casi particolari di non immediata lettura: lo studio associato e l’ufficio in cui un parente lavora gratuitamente per l’altro.

Negli studi associati due o più professionisti lavorano mantenendo la propria indipendenza intellettuale e la propria responsabilità professionale, e mettono in comune utili e spese. Fondamento legislativo di questo tipo di associazione è stata per oltre settant’anni la legge 1815/1939, ancora vigente al momento dell’emanazione del d.lgs. 81/2008 e della sua più importante correzione (d.lgs. 106/2009).

Nella definizione di lavoratore riportata sopra non viene espressamente citato il professionista associato e sull’impossibile equiparazione tra professionista associato di cui alla legge 1815 e lavoratore soggetto alla tutela del d.lgs. 81/2008 non ci sono dubbi: il professionista che collabora con il suo associato stabilisce comunque un rapporto diverso da quelli dell’art.2549 cc (Cassazione civile, sentenza 2555/1987) e quindi non è soggetto all’obbligo di DVR.Ma l’abrogazione della legge 1815 contenuta della legge di stabilità del 2012 potrebbe cambiare l’approccio, perché di fatto gli “studi associati” ai sensi della legge 1815 non possono più essere creati, essendo stati sostituiti dalle “società per l’esercizio di attività professionali” (art.10 legge 183/2011): ed il socio lavoratore di società è assolutamente incluso nella definizione di lavoratore che porta all’obbligo di DVR.

L’associazione di fatto però, secondo alcuni interpreti, sarebbe ancora possibile senza dovere per forza aprire una società; il problema è comprendere come verrà considerata (dal fisco e dalla giurisprudenza) l’associazione di fatto tra due professionisti, se equiparabile alla somma di due attività da lavoro autonomo (e quindi per definizione senza DVR, obbligo che al lavoratore autonomo non riguarda) o ad una forma societaria di fatto. L’argomento è molto delicato, in questa lunga e complessa fase di riforma delle professioni, e richiede un approccio tecnico/giuridico scrupoloso non possibile in queste note.

Attualmente sembra possibile escludere con certezza dall’obbligo di DVR solo ed esclusivamente lo studio associato di cui alla legge 1815/1939 in cui lavorino solo i professionisti associati (mentre lo studio associato che occupi lavoratori di altro tipo è ovviamente soggetto all’obbligo, a carico di tutti i professionisti associati solidalmente).

Come considerare invece il parente che lavora gratuitamente (cioè senza inquadramento lavorativo, che eliminerebbe ogni dubbio) in un ufficio/studio in cui il titolare sia un altro parente?

Si può facilmente riscontrare nella definizione di lavoratore trascritta dal d.lgs. 81/2008 come, da un lato, sia previsto il caso di lavoro “senza retribuzione” e, dall’altro, manchi la citazione dell’impresa familiare di cui all’art.230-bis cc, i cui obblighi – che non comprendono il DVR – sono al comma 12 dell’articolo 3 e all’articolo 21. Il lavoro da ufficio tra parenti (diretti entro il terzo grado, affiliati entro il secondo) è considerabile “impresa familiare”?

La risposta non è univoca. Infatti più volte è stato affermato – sia in giurisprudenza che in vertenze fiscali ed assicurative – che l’attività professionale svolta tra parenti non può essere considerata impresa familiare, essendo questa tipologia rivolta esclusivamente al lavoro di cui all’art.2082 cc, cioè all’imprenditore (qualifica che discende appunto dalla conduzione di una “impresa”, attività diversa dall’esercizio di professione intellettuale di cui all’art.2229 cc).

Per cui un parente che assista un professionista mentre questi svolge attività professionale autonoma assume lo status di lavoratore dipendente o equiparato (quindi anche senza compenso), da cui discende l’obbligo di DVR. L’amministratore di condominio deve considerarsi professionista o imprenditore?

La risposta è quanto mai difficile in questi anni. Se nel primo caso, come detto, l’impresa familiare non potrà essere mai invocata, nel secondo l’art.2082 cc è certamente applicabile e l’obbligo di DVR insussistente; ma l’erogazione di servizi – tra cui l’amministrazione immobiliare – dovrà avvenire in forma societaria, cioè per esempio tramite una vera impresa familiare, costituita – come da criteri di legge – con atto pubblico o scrittura privata autenticata. 

Letto 7264 volte Ultima modifica il Giovedì, 02 Maggio 2013 17:19
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