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La formazione dei dipendenti di studio ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81

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 Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81: tutela della salute e della sicurezza sul lavoro

 

“Formare” un lavoratore sulla sicurezza del proprio lavoro è uno degli adempimenti più importanti ed anche, purtroppo, uno dei meno rispettati. In queste note ci occuperemo della formazione dei dipendenti di studio, ufficio, amministrazione.

Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, dice il decreto legislativo 81/2008 all’art.37 comma 1; e prosegue: La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione di cui al comma 1 sono definiti mediante accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottato, previa consultazione delle parti sociali, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.

Il termine di dodici mesi scadeva nel maggio 2009: con soli due anni e mezzo di ritardo il 21 dicembre 2011 la Conferenza permanente ha finalmente approvato l’Accordo Stato Regioni in merito alla formazione dei lavoratori. Come per farsi perdonare il ritardo, la Conferenza di accordi ne ha approvati due: quello in più riguarda la formazione dei datori di lavoro che vogliono autonominarsi RSPP, ma questo accordo non è richiesto dalla legge e quindi non è cogente: non verrà considerato in queste note. Così come non verranno presi in considerazione i termini della formazione per preposti e dirigenti: ci occuperemo soltanto – e sinteticamente – della formazione dei lavoratori o assimilabili, cioè di tutti quei lavoratori che in un studio amministrativo sono inseriti nell’organizzazione di un datore di lavoro. Escluso, ovviamente, lo stesso datore di lavoro che, in quanto tale, non ha obblighi di sorta verso se stesso.

 

Entrata in vigore dell’Accordo

La pubblicazione dell’Accordo Stato Regioni, vero vangelo per chi deve assolvere l’obbligo formativo, è avvenuta in Gazzetta Ufficiale l’11 gennaio 2012. Avendo forza di legge, tutti i giuristi hanno interpretato che la sua entrata in vigore dovesse avvenire 15 giorni dopo la pubblicazione, cioè il 26 gennaio. Nel documento “Adeguamento e linee applicative degli accordi” che la Conferenza permanente ha emanato a luglio e pubblicato in Gazzetta il 18 agosto 2012, invece, si è ribadita l’entrata in vigore per il giorno 11 gennaio 2012, suscitando un moto di sconsolato sdegno tra i giuristi del settore. L’Accordo in esame è costituito da 21 pagine, le sue linee applicative da 22 pagine; la spiegazione dei punti oscuri del testo approvato è più lunga dello stesso testo: non era meglio scriverlo chiaro fin da subito?

 

Prima dell’Accordo

La formazione dei lavoratori, in attesa dell’Accordo, era regolata esclusivamente dal citato art.37 del d.lgs. 81/2008 e dal d.m. 16 gennaio 1997, oltre che – eventualmente – dai contratti collettivi di settore. Questo per dire per esempio che, se nulla era espressamente previsto nel contratto di lavoro applicato, la formazione di un lavoratore poteva avere una durata “qualunque”, non essendo prevista né nel decreto 81 né nel d.m. del 1997 alcuna durata minima. In merito alla formazione pregressa, cioè precedente all’Accordo, lo stesso la riconosce valida se effettuata (e dimostrabile, n.d.r.) prima della data di pubblicazione dell’Accordo in G.U. e nel rispetto delle leggi e dei contratti collettivi. Ed aggiunge che per i lavoratori formati da oltre 5 anni prima del gennaio 2012, deve essere effettuato aggiornamento di 6 ore entro il gennaio 2013.

 

La formazione prevista dall’Accordo

Parliamo di studi professionali, quindi di uffici amministrativi. La formazione minima di un lavoratore è ora espressamente prevista di durata minima pari a 8 ore, 4 ore di formazione “generale” e 4 ore di formazione “specifica”, modellata quest’ultima sui rischi tipici di ogni tipologia lavorativa e quindi diversa da settore a settore. I contenuti della formazione, sia generale che specifica, sono dettagliati nell’Accordo.

Assolto l’obbligo di base, ogni lavoratore deve essere aggiornato periodicamente – ogni 5 anni – tramite formazione specifica, durata minima pari a 6 ore.

 

Quando effettuare formazione

Subito, per chi non possa dimostrare formazione pregressa a norma di Accordo. L’assenza di formazione dei lavoratori rende il datore di lavoro esposto a sanzioni ai sensi del d.lgs. 81/2008.

 

Chi può effettuare formazione

La responsabilità della corretta formazione è in capo al datore di lavoro. Per l’Accordo per ogni corso devono essere individuati: un soggetto organizzatore del corso, il quale può essere anche il datore di lavoro (ma anche no, quindi chiunque); un responsabile formativo del corso, il quale può anche essere il docente stesso (ma anche no, quindi chiunque); uno o più docenti, con requisiti definiti nell’Accordo stesso: uno dei requisiti abilitanti alla docenza è aver rivestito il ruolo di RSPP per almeno un triennio, quindi il datore di lavoro, che sia già validamente RSPP del suo studio da almeno tre anni, può erogare direttamente formazione. Se ritiene di essere in grado, ovviamente, altrimenti ci sono società di servizi e consulenti attrezzati per aiutare i datori di lavoro a soddisfare l’obbligo formativo.

 

Prima di fare formazione

Condizione preliminare necessaria, e uno dei punti più controversi in assoluto, è l’obbligo di richiesta di collaborazione agli organismi paritetici e agli enti bilaterali. In assolvimento del comma 12 dell’art.37 del d.lgs. 81/2008, la formazione dei lavoratori deve avvenire, in collaborazione con gli organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro. In sostanza, il datore da lavoro deve fare “richiesta di collaborazione” a questi organismi e/o enti datoriali/sindacali (ammesso che esistano, ammesso che – seppur formalmente costituiti – diano segni di vita e si rendano rintracciabili); delle eventuali indicazioni in risposta, il datore di lavoro deve “tenere conto” nella pianificazione e realizzazione della formazione. Se invece passano 15 giorni dalla richiesta di collaborazione senza risposte dagli organismi/enti, il datore di lavoro è libero di muoversi autonomamente.

Primo problema: quale organismo/ente – tra i molti esistenti, anche di recentissima formazione e dubbia autorevolezza – deve essere interessato? Va precisato che ogni settore lavorativo ha (meglio, dovrebbe avere) i propri organismi/enti di riferimento. Una circolare MinLavoro del luglio 2011 ha specificato che la rappresentatività di un organismo/ente va ricercata nel contratto di lavoro applicato ai lavoratori che devono ricevere formazione: se l’organismo/ente è costituito tra i sottoscrittori del contratto di lavoro, allora è certamente rappresentativo ed è l’unico possibile riferimento del datore di lavoro per la “richiesta di collaborazione”, nella quale vanno precisate le caratteristiche della formazione che si vuole erogare, in modo da fornire informazioni per le eventuali indicazioni in risposta.

Secondo problema: a chi mi rivolgo tra organismo/ente nazionale, regionale e provinciale? La risposta è nel citato comma 12 dell’art.37: ove presenti nel settore e nel territorio. Se per qualche motivo (succede, succede) in un settore o in un territorio mancano organismi/enti, la richiesta di collaborazione non va effettuata: il territorio non può essere l’intera nazione, per cui se esiste un ente provinciale ha la preferenza su quello regionale, che è la sola altra possibile scelta; ove manchi un organismo/ente anche regionale, il territorio non è coperto e il datore di lavoro può procedere autonomamente con la formazione.

Altro dubbio: è obbligatorio iscrivere i lavoratori ai corsi che organismi/enti promuovono, come qualcuno informalmente sostiene anche con una certa decisione? Assolutamente no, l’obbligo di doversi rivolgere necessariamente a organismi/enti per l’erogazione della formazione, a parte la descritta richiesta di collaborazione, è espressamente escluso dall’Accordo.

Come trovare l’organismo/ente a cui chiedere collaborazione? E’ uno dei problemi maggiori, perché pur essendo obbligatorio chieder loro collaborazione non è obbligatorio – paradossalmente – che organismi ed enti “si facciano trovare” promuovendo la propria esistenza. La Regione Lombardia ha elencato alcuni organismi paritetici ed enti bilaterali presenti nel proprio territorio nella circolare esplicativa (altre 21 pagine) pubblicata con il n.7 alla fine del settembre 2012; l’elenco non è comunque da intendersi esaustivo.

 

Durante e dopo la formazione

Una particolare burocrazia è prevista per garantire l’effettiva tenuta dei corsi (sospetti, certezze, truffe: è un mondo difficile quello della sicurezza sul lavoro!): un registro da firmare per certificare le presenze e un attestato finale da redigere secondo il dettato dell’Accordo.

La Regione Lombardia, nella citata circolare, ha precisato che gli attestati devono essere stampati su cartoncino Modigliani bianco formato A4 (grammatura 140/145 gr.). L’utilità di questa precisazione è lasciata volentieri al giudizio dei posteri.

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