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Obbligatorio il DVR per aziende fino a 10 dipendenti? Una sentenza da spiegare

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(novembre 2011)

 

Ai primi di settembre 2011 è stata commentata una sentenza della sezione III della Corte di Cassazione penale, la n.23968 del 15 giugno 2011, relativa all’obbligo di redazione del DVR (documento di valutazione dei rischi) per una ditta. La massima non ufficiale che si è letta sostanzialmente recita: le aziende fino a dieci lavoratori hanno facoltà di ricorrere all’autocertificazione della valutazione dei rischi, ma i datori di lavoro non sono esonerati dall’obbligo di predisporre comunque una documentazione sulla valutazione dei rischi.

Una simile sintesi richiede necessariamente un approfondimento, perché – almeno fino al 30 giugno 2012, salvo proroghe – per il decreto 626/94 prima e per il d.lgs. 81/2008 oggi i datori di lavoro delle aziende che occupano fino a dieci lavoratori possono certamente autocertificare l’effettuazione della valutazione dei rischi senza dover produrre alcun documento. A questa casistica generale sfuggivano (e sfuggono) dei sottocasi, successivamente elencati nei due decreti, che non prendevano (e non prendono) in considerazione moltissime realtà: per esempio quelle degli studi professionali, nei quali è ancora perfettamente lecita l’autocertificazione in luogo del DVR, se i lavoratori non superano il numero di dieci. A conferma: il D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, art. 4, comma 11, a sua volta, dopo averlo escluso dagli obblighi di cui ai commi 2 e 3 (la redazione del DVR – n.d.r.), impone al datore di lavoro di "autocertificare per iscritto l'avvenuta effettuazione della valutazione dei rischi e l'adempimento degli obblighi ad essa collegati": Cassazione civile, sez. V, sentenza n.21698/2010, fattispecie di uno studio legale che perse agevolazioni fiscali per la mancata produzione dell’autocertificazione.

Qualcosa quindi in quella massima non torna. Leggiamo allora con attenzione la sentenza n.23968 e stralciamo due frasi:

Il comma 11 dell'art. 4 cit. prevedeva effettivamente che il datore di lavoro delle aziende che occupassero fino a dieci addetti non era soggetto agli obblighi di cui ai commi 2 e 3 e quindi era esonerato, in particolare, dal predisporre e tenere il documento di valutazione dei rischi nel contenuto di cui al secondo comma; (...)

Ma ciò non esonerava anche il datore di lavoro dal predisporre e tenere il documento di valutazione dei rischi nel contenuto meno analitico di cui al comma 1;

 Il citato comma 1 dell’art.4 del decreto 626 non parla affatto di un qualunque documento di valutazione dei rischi, né del suo contenuto più o meno analitico; il comma 1 riguarda solo l’obbligo di valutazione, quindi l’ultima frase riportata sembra gravemente arbitraria. In realtà la sentenza è corretta ma il dispositivo è impossibile da comprendere (e non ci domandiamo se tutti quello che avrebbero dovuto capirlo lo hanno effettivamente capito) senza conoscere alcuni passaggi che stanno dietro le quinte e che sono sottintesi nella sentenza, dove si cita solo il decreto 626 che, però, non è l’unico protagonista.

Ricapitoliamo per punti:

- il sopralluogo dell’Ufficiale di Polizia Giudiziaria è avvenuto nel settembre 2006, in un cantiere in cui lavorava una ditta di impermeabilizzazioni, quindi un cantiere edile;

- il reato contestato è la mancata redazione del DVR, ai sensi del d.lgs. 626/94 (nel 2006 ancora vigente) art.4 comma 2;

- nel 2006 oltre al decreto 626/94 vigeva la “direttiva cantieri”, d.lgs. 494/96, che prevedeva per i datori di lavoro l’obbligo di redazione del POS (piano operativo di sicurezza, tuttora richiesto dal decreto 81);

- l’obbligo di redazione era inserito nell’art.2 comma f-ter (“Definizioni”) del decreto 494 e nell’art.9 (“Obblighi dei datori di lavoro”) comma 1 lett. c-bis, ma era rimasto privo di sanzioni all’interno del decreto 494;

- siccome il comma f-ter precisava che il piano operativo di sicurezza era “il documento che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige, in riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi dell’art.4 del dlgs 19 settembre 1994 n.626 e successive modifiche”, le sanzioni per la mancanza del POS venivano comminate riferendosi all’art.4 del decreto 626 e non al decreto 494, che appunto era carente di una sanzione specifica.

Ecco il non-detto: il DVR della ditta (documento chiamato POS da tutto il mondo tranne che in questa sentenza) trattandosi di cantiere edile era obbligatorio, anche per meno di dieci dipendenti, ai sensi del 494 ma sanzionabile solo ai sensi del 626.

 In conclusione, non è vero che le aziende che occupano fino a dieci dipendenti devono comunque redigere il DVR (più o meno analitico); lo devono sempre e comunque redigere le aziende – per esempio quelle che eseguono lavori edili: il caso della sentenza in esame – che non beneficiavano dell’applicabilità dell’art.4 comma 11 del decreto 626 ed oggi, fino a che sarà valida, che beneficiano dell’esenzione permessa dall’art.29 comma 5 del decreto 81. In altre parole, nei cantieri edili non si può mai evitare il POS (che è il DVR del singolo cantiere), negli studi professionali che occupano fino a dieci dipendenti il DVR è tuttora sostituibile con l’autocertificazione.

Ennesima sentenza che fa capire il disperato bisogno che abbiamo tutti, e dico proprio tutti, di distinguere sempre prima di ogni ragionamento se il lavoro (o l’appalto) di cui ci stiamo occupando sia edile o non edile, perché le leggi da applicare sono profondamente diverse.

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